
giovedì, 25 giugno 2009
Decisamente si può dire che mi piace.
Questo perchè a parole, quelle fisiche, fatte di suoni e accenti e pause e tutto quello che occorre per produrne una, non sono molto brava.
Seriamente, faccio schifo.
Anche solo per cose più semplici.
A meno che non le abbia studiate.
Allora sì, in quello me la cavo.
Ripeto parola per parola, senza fermarmi, quello che diligentemente mi sono impressa nella testa.
Ed è facile, fin troppo.
Ma le emozioni, mica si studiano.
A scrivere forse me la cavo meglio, ed è per questo che mi piace, perchè perlomeno riesco ad esprimere cose che non sarei capace di riprodurre in altri modi.
Che poi, scrivere è una parola molto grossa.
Facciamo enorme.
Facciamo che se ci fosse una parola più enorme di "enorme", sarebbe quella parola.
Solo che non mi viene in mente, ora.
Che poi, non è che scrivo.
Traduco, ecco.
Traduco quello che penso.
E c'è da dire che io, penso decisamente troppo.
A volte riesco a comporre qualche timida parola, a mettere qualche virgola qua e là, senza troppe pretese.
Alle volte non ci riesco, ci provo, magari ho in mente tutto , accendo il pc, apro il mio Word Pad( Word ci mette troppo.) e mi siedo, convinta di riuscire nel mio intento.
Ed è inutile e palese dire che sono più le volte che cancello tutto e me ne ritorno nel mio angolino a pensare che le volte che realmente metto insieme qualcosa di concreto.
Dunque anche a scrivere, faccio schifo.
A pensare forse, me la cavo.
Ma insomma in quello sono bravi tutti,mica ne posso fare un vanto, no.
Però devo dire che anche a pensare incappo in fallimenti.
Per esempio, sono giorni e giorni che mi faccio una domanda e non ne vengo proprio a capo.
Dopotutto la maggiorparte dei miei pensieri ha come inizio una domanda.
Insomma, pensare è anche un po' mettersi in gioco.
E questo no, non tutti sono in grado di farlo.
Allora, questa domanda?
Adesso arriva, abbiate pazienza.
Vi avverto però che è una di quelle domande davvero banali.
No, ve lo dico perchè così non rimanete delusi, che poi dopo la mia posta elettronica si riempie di mail(ti piacerebbe eh?) che dicono che sono ripetitiva e banale , gente delusa
"ma mi aspettavo qualcosa di più originale!" "quando raccontavi tutti i cazzi tuoi era più interessante!"
Insomma io vi avviso, così tutto questo lo evitiamo.
Voglio dire, non è banalissima, è ricorrente ecco.
E le cose che si ripetono troppo non piacciono a nessuno.
perchè poi diventano banali no?
insomma questa domanda?
Eh si si allora:
L'Amore.
Ma non è una domanda.
é vero avete ragione.
però è banale.
Mi ricordo di una riflessione sul tema, se così la si può chiamare, che scrissi a 16 anni, circa, quando di amore non è che sapessi molto.
Era molto poetica, a tratti vergognosamente smielata, roba da far venire il diabete, ma insomma io ne ero molto soddisfatta.
Ironicamente ora mi ritrovo qui , davanti allo stesso schermo,a discorrere sul medesimo argomento.
Solo che ho 20 anni, ma di amore non so nulla lo stesso.
E come non sai nulla dell'amore?
Alla tua età, insomma, non è che non sai nulla dell'amore è che non hai capito proprio niente della vita.
Ma poi dico io, come si fa a capirci davvero qualcosa, della vita?
Seriamente, come si fa a capire qualcosa nella quale ci sei dentro fino al collo?
Mica la vedi, ti circonda, ti giri a destra e ne scorgi un pezzo, magari poi ti viene voglia di girarti a sinistra e ne catturi un altro, poi ti guardi indietro e vedi qualcosa di più.
Poi, guardi davanti a te e ti trovi davanti un muro enorme,una mole di vita che ti sovrasta e non capisci più dove è meglio guardare.
Come si fa a capirci davvero qualcosa, quando non sai neanche da che parte girarti per vederla meglio?
L'unica cosa che mi ricordo di quella riflessione, in modo chiaro e conciso, è un concetto.
Molto semplice a dire il vero.
Banale se vogliamo dirla tutta.
Che l'amore non è una catena.
Il fatto che io abbia scoperto l'acqua calda a 16 anni è, ovviamente, trascurabile.
Prima ho detto che di amore non so nulla.
Non che abbia cambiato repentinamente idea, non sia mai, sono presuntuosa sì, ma non mi sogno di arrivare a questi livelli.
Il fatto è che ho questa mia personale, visione( e , leggete bene, è visione e non "idea")dell'amore che fin troppo spesso cozza con quella degli altri.
No beh, diciamo che si lancia in modo violento sulla visione altrui, come in un incidente d'auto, no che dico, di aereo.
No, a pensarci bene, come l'apocalisse.
Spesso però ha la peggio, c'è da dire.
Spesso finisce che sono io che sono la mietitrice e gli altri le povere vittime innocenti violate nella loro intimità dai miei modi troppo schietti e aggressivi.
Oddio quello che non mi fa dormire la notte è che io non penso che la mia visione dell'amore sia così " Distante" da quella degli altri.
Penso che sia come in quelle discussioni dove uno dice una cosa ,l'altro ne sostiene un'altra, si litiga e poi si fa pace dicendosi ridendo e un po' stupiti
"Ma vedi, stavamo dicendo la stessa cosa!".
e tutti vissero felici e compresi nel loro essere.
Coccole coccole.
Nel mio caso uno dice una cosa, l'altro ne dice dice un'altra, si litiga e poi finisce che ognuno rimane della propria idea e ci si coccola con frasi come
"tu non capisci un cazzo." " ma come puoi dire questo." "ma vedi, non capisci" "basta me ne vado."
No, non te ne andare, spiegami quello che non capisci, perchè ,alle volte, non mi capisco neanche io.
Inutile.
Il fatto è che sì, l'amore non è una catena e siamo tutti molto d'accordo su questo.
Il punto sta che non è anche "tutte" le altre cose.
Spesso con l'amore subentrano altre cose come la gelosia, la fiducia,l'attrazione, l'altruismo e a volte paradossalmente l'egoismo..ecc ecc..
Insomma si fa un po' di confusione.
L'Amore è Amore punto e basta.
e si beh in pratica non hai detto niente.
D'accordo è vero, però è così.
Prima di tutto, mia personale e intaccabile convinzione, è che non si possa amare davvero una persona se prima non si sta bene con se stessi.
Perchè se no diventa tutto un aggrapparsi all'altrui amore, senza mai arrivare da nessunissima parte.
Un girare in tondo, ripetendo sempre la stessa filastrocca, a memoria, perchè quella è e quella deve essere.
Il desiderio di essere amati è una delle cose più distanti che ci siano dall'amare.
Così come la voglia di amare qualcuno.
L'amore , quello tragico e romantico dei romanzi, delle poesie è un amore egoistico, presuntuoso e arrogante.
Voglio dire, non è che con l'Amore non ci si ritrovi ad essere egoisti presuntuosi e arroganti, anzi.
Ma non è solo quello.
Non può essere solo quello.
Perchè non si può pretendere di vivere per una persona.
Perchè gli esseri umani con le loro emozioni sono una delle cose più fragili al mondo.
Perchè, potrà sembrare cinico, ma uno deve imparare a cavarsela da solo.
Perchè L'amore è appoggiarsi all'altro sì, ma se non si ha la forza neanche di sostenere il proprio peso alla fine si finisce per crollare uno sull'altro.
E in quel caso ci si fa male, troppo male.
L'amore non è parole complicate, situazioni complicate , pensieri complicati.
L'amore è molto, molto semplice, è l'essere umano che è complicato.
Perchè sì, l'amore va dimostrato.
Ma come si può realmente dimostrare qualcosa che non è nulla ed è tutto contemporaneamente?
E qui subentrano la fiducia contrapposta ad una gelosia morbosa, L'altruismo contrapposto ad un egoismo esasperante..e tutto il resto.
Dunque l'Amore è un controsenso.
No, è L'uomo che è un controsenso continuo, e su questo non ci si può fare molto.
Dunque, L'amore è L' essere umano?
Nì, nel senso che io sinceramente non lo so.
L'amore ha tanti punti di vista?
No.
é l'uomo che lo guarda in maniera diversa a seconda delle situazioni.
L'errore appare quando ci si ostina a guardarlo sempre nello stesso modo, e qui si incappa in clichè, in colesterolo troppo alto e in scenate di gelosia.
Non sono parole dolci, non sono pianti di ore al telefono, non sono azioni epiche.
L'amore è ironicamente, concreto, fatto di vita quotidiana, di problemi della vita, di situazioni banali,noiose.
E ti accorgi di Amare davvero una persona non quando vuoi proteggerla con tutte le tue forze,non quando vorresti che fosse solo tua.
Ti accorgi di Amare davvero una persona quando non puoi farci niente.
Non puoi fare nient'altro che accettarla.
Così com'è.
E non è che non puoi.
è che non vuoi, perchè ,in fondo, ti va bene così .
E riesci ad amarla così come è, riesci a far crollare tutte le tue difese, ad essere vulnerabile,perchè se non fosse così non sarebbe la stessa cosa.
Come ho detto prima , Punto e Basta.
Il che è molto più facile a dirsi che a farsi.
Soprattutto perchè ci si tormenta sul quanto le persone siano "giuste" per il nostro essere quando in realtà sono quelle "sbagliate" alla fine ad essere molto, molto più importanti.
Insomma alla fine una cosa è venuta fuori,
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Xiaoyu |
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riflessioni, vaneggi
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Fa la sua strada. E tu la tua.
E non sono la stessa strada.
Così...
Io non è che volevo essere felice, questo no.
Volevo...salvarmi ecco: Salvarmi.
Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri.
Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni,essere giusti.
No.
Sono i desideri che salvano.
Sono l'unica cosa vera.
Tu stai con loro, e ti salverai.
Però troppo tardi l'ho capito.
Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male.
E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci.
Non se ne esce.
Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare.
Con tutta la forza che avevo.
Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare."
"Uno si costruisce grandi storie, questo è il fatto, e può andare avanti anni a crederci, non importa quanto pazze sono, e inverosimili, se le porta addosso , e basta.
Si è anche felici, di cose del genere.
Felici.
E potrebbe non finire mai.
Poi , un giorno, succede che si rompe qualcosa,nel cuore del gran marchingegno fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d'improvviso e tu rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l'hai più addosso, ma davanti, come fosse la follia di un altro, e quell'altro sei tu.
Tac.
Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora.
Basta quello."
[cit]
martedì, 02 giugno 2009
L'idea, o più semplicemente la sensazione dell' essere sbagliato, nasce alimentata e spronata da quello che percepiamo essere non in noi, ma negli altri, è letteralmente nutrita da quello che le altre persone vedono in noi.
Quando queste due immagini (l'"io" personale e il "tu" degli altri) si scontrano e non si rivelano essere simili, scatta il processo.
Nasce quando l'idea che abbiamo di noi ci soddisfa ("ho i miei difetti, ma in fondo non sono terribili, posso andare avanti così")ma si scontra con l'idea comune.
Molto spesso non sono i fallimenti delle nostre azioni e del nostro impegno, per esempio quelli scolastici o lavorativi.
Quelli ci fanno solo sentire falliti, il che è un altro paio di maniche.
Quello che ci fa sentire o percepire di essere sbagliati sono i rifiuti (spesso amorosi) o le critiche o i consigli per "migliorare" o "aiutare"il proprio essere, quando non sono affatto richiesti.
Le persone molto spesso non vogliono essere capite, vogliono essere accettate.
Voglio dire, tutte le persone prima o poi fanno i conti con se stessi, prima o poi tutti si autoanalizzano e si rendono conto di quello che "non va" , che non è affatto quello che pensano gli altri, ma è semplicemente quello che noi pensiamo del nostro essere, e allora magari ci rivolgiamo alle altre persone per qualche consiglio..
In caso contrario sono gli altri che ci dicono cosa non va di noi, senza essere interpellati.
E non è colpa di nessuno, ne' degli altri ne' di noi, sono cose che succedono nella vita.
A livello personale, non mi sono mai ritenuta sbagliata.
Il mio carattere è sempre stato particolare, ma di questo me ne sono resa conto da sola, senza l'intervento altrui.
Ma non ho mai considerato un difetto, semplicemente sono così.
E' quando le persone, o la maggiorparte delle persone, che ti stanno intorno iniziano ad elencarti in modo abbastanza continuativo quello che loro vedono di te che si insinua il dubbio del "ma vado davvero bene così?".
Ogni tanto bisogna ammettere che tutto questo è a fin di bene, sotto forma di consigli , ma il risultato è comunque l'opposto.
Sono soprattutto le parole, e i verbi a farci sentire in questo modo, non il concetto in se.
"Dovresti, non sei ,perchè non fai..sei troppo, sei troppo poco."
Già dovresti, ma non lo fai e il non farlo significa che non sei come "dovresti essere" detto ciò semplicemente è colpa tua se sei così e se sei sbagliato.
Ma il dovresti essere non è semplicemente essere come le persone vogliono che tu sia?
e, questo è davvero giusto?
Perchè non importa quanto una persona si possa sforzare ad essere quello che gli altri vorrebbero vedere o ti consigliano di essere, ci sarà sempre qualcosa che "non va", ci sarà sempre qualcosa che dovresti essere, ma che non sei.
Per il semplice fatto, che non si può essere mille persone e nel contempo stesso essere ciò che sei.
Questa è una cosa che mi accade spesso, poichè capita sovente che le persone mi sbattano letteralmente in faccia che dovrei essere "tutto" quello che non sono.
è il fatto che siano le persone a te vicine che ti dicono quello che non sei a farti sentire sbagliato, non è perchè tu pensi di essere sbagliato, è che per forza di cose ti senti quasi costretto a pensarlo.
E non diciamoci balle, il "me ne frego di quello che dice la gente" non funziona in tutte le situazioni, soprattutto la "gente" in questione è gente a cui emotivamente tieni.
Tutte le persone si vogliono distaccare dalla banalità dell'essere.
Si aucelebrano dicendo "io sono diverso", quando poi trovano una persona davvero diversa la definiscono nei casi più fortunati, strana o folle.
Io sono folle , e non ho nessun problema ad ammetterlo, ma chi sono davvero le persone folli e strane?
Sono quelle che ragionano in modo diverso che hanno concezioni dell'essere e del mondo fuori dagli schemi si potrebbe dire.
Ma poi, quali sono realmente gli schemi entro i quali uno dovrebbe pensare?
Il pensiero è astratto, può andare in tutte le direzioni.
è davvero difficile "inscatolarlo" dentro qualche schema.
essere strani non è solo una questione di ragionamenti, per me essere strani folli e quant'altro "non negli schemi" è quasi come una filosofia.
La società ha già provveduto a crearci come esseri parzialmente sociali.
Ci ha dato una via da seguire, spesso però le persone intendono questi "indizi" come legge.
Bisogna fare questo, non quello.
In questo caso sarebbe più opportuno pensare questo.
Lo strano semplicemente interpreta, secondo il suo carattere queste direttive.
Per il semplice fatto che le persone strane, sono il ritratto di quello che le persone medie sarebbero, ma hanno paura o non vogliono essere. Quando una persona ha un pensiero fuori dal comune o pensa che non si deve pensare quella cosa ,che è troppo astratta o troppo bizzarra o semplicemente è un pensiero inutile.
I folli sono quelli che hanno miriadi di pensieri inutili , inutili per le persone perchè pensano che non serva a nulla o che siano cose ovvie sulle quali è superfluo porre assurde questioni o teorie
Però mentre le persone comuni bloccano questi pensieri, i folli li vedono come scappatoia dalla monotonia e banalità della vita.
Eppure mentre le persone che rifiutano la stranezza del loro essere mandano avanti il mondo, i folli hanno le potenzialità per cambiarlo.
Molto spesso però rimangono semplicemente delle persone ritenute strane.
Ma alla fine, tutte le persone sono strane e quindi non lo è nessuno, la differenza sta nell'accettarlo o no.
Ho sempre avuto un approccio alla vita un po' troppo strambo per gli altri.
I problemi che mi pongo spesso solo semplicemente perchè le altre persone pretendono che io sia diversa da come sono.
Tutti in qualche modo o in qualche periodo della mia vita mi hanno letteralmente urlato "cambia", e quando mi dicevano "sei cambiata", io non me lo sentivo affatto.
Questa è la tragedia della mia vita, cambio agli occhi degli altri, costantemente sono qualcosa al posto di un'altra o non lo sono più mentre ai miei, di occhi, resto sempre la stessa persona, con gli stessi difetti e difetti.
Cambio a seconda di come gli altri iniziano a vedermi, a secondo quello che loro accettano di me e quello che non accettano.
Qui nasce il problema della non accettazione.
Non mi accetto io per prima perchè è come se ogni persona mi desse consigli su come essere e segretamente mi facesse intendere "così come sei non ce la farai mai.".
Così se prima non mi facevo problemi per il futuro(sono una di quelle persone che in generale per le cose non si è mai fatta particolari problemi "in qualche modo me la caverò" e in qualche modo, alla fine, me la sono sempre cavata) ora mi ritrovo a pensare di non passare il test di medicina e di essere sbagliata nei miei ragionamenti.
In realtà mi rendo perfettamente conto che nessun ragionamento è sbagliato, i ragionamenti delle persone si strutturano sul modo di ricevere informazioni e su come esse vengono interpretate.
C'è sempre un'altra faccia della verità, mai una assoluta.
Il problema quindi non è essere sbagliati, poichè alla fine lo saremo tutti in un frangente o un altro.
Non è non essere normale, perchè la normalità è una cosa che in fondo non esiste.
Il problema è il sentirsi sbagliati, non l'esserlo.
Perchè se una persona si accetta per quello che è e si sentirà accettata dagli altri, non si sentirà mai sbagliata.
Magari si renderà conto da sola di essere un po' troppo di quello e un po' troppo poco di quell'altro.
Oppure si sentirà un po' bizzarra, ma questo non lo vedrà mai in modo troppo negativo.
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Xiaoyu |
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Novembre 2004 Yuna Singer (Final Fantasy X-2)
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Dicembre 2006 Ling Xiaoyu Special (tekken 5)
Febbraio 2007 Tabhata(tales Of Symphonia)
Febbraio 2008 Edward Elric (Full Metal Alchemist
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